Renzi… Il jobs act, e le “riforme” (leggere Stephen King)

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di Roberto Roverselli

Matteo Renzi ha ricordato nel suo intervento a proposito del Jobs Act: “L’Italia sarà credibile nella sua volontà di riforme solo se porterà a casa tutte le riforme che ha promesso da 30 anni e messo in cantiere concreto negli ultimi sei mesi”. La simpatica Angela Merkel, ha annuito e davanti ai suoi collaboratori (scusate: colleghi) europei ha sottolineato che per migliorare lo stato dell’occupazione si devono “eliminare le barriere” presenti nel mercato del lavoro e l’Italia “sta facendo un passo importante” con il Jobs Act.
Non so perché, ma il nostro Renzi mi ricorda sempre più spesso il libro La zona morta di Stephen King. Per chi non l’avesse letto e neppure avesse avuto modo di vedere il film, dirò che uno dei personaggi, Greg Stillson, è un politico molto bravo a parlare, tanto che il protagonista, Johnny Smith, dotato di capacità da veggente ne intravede il futuro come presidente degli Stati Uniti.

La visione si conclude in maniera drammatica perché il politico, abituato a mantenere le promesse, condurrebbe il suo paese verso il disastro con moltissimi morti. Stephen King è notoriamente un autore di storie di tensione e morti e, pur evitando di rivelare il finale a quelli che non hanno letto la storia, posso dire che non è la conclusione violenta a farmi intravvedere il parallelismo.
Anche il buon scolaretto, falsamente indisciplinato, sta portando avanti le proprie proposte elettorali e lo sta facendo con una solerzia e una determinazione che la faccia da pacione non farebbe sospettare.

Inserisco qui un episodio del libro di Stephen King, così casualmente…
«Non trovi che Stillson è un po’ stravagante?» «In America forse è stravagante», rispose Ngo. «Nel Vietnam ce ne sono molti come lui. Persone che sono…» Restò lì, riflettendo e agitando i piedi piccoli e delicati nell’acqua verdeazzurra della piscina. Poi guardò di nuovo Johnny. «Non conosco la parola inglese per quello che voglio dire. C’è un gioco che la gente del mio paese chiama la tigre-che-ride. È vecchio e molto amato, come da voi il baseball. Un ragazzo si veste come una tigre, capisci. Si mette su una pelle di tigre. E gli altri ragazzi cercano di prenderlo mentre lui corre e balla. Il ragazzo che ha la pelle ride, ma lui anche ringhia e morde perché così è il gioco. Nel mio paese, prima dei comunisti, molti capi villaggio giocavano alla tigre-che-ride. Credo che anche Stillson conosca quel gioco.» (La zona morta – Stephen King).

“Eliminare le barriere“ non aiuterà a creare nuovi posti di lavoro, ma renderà più facile “snellire” le aziende per gli eventuali speculatori (scusate ancora: investitori) interessati alle tante risorse ancora da acquisire nel nostro Bel Paese.
È evidente che i piccoli imprenditori, i dipendenti pubblici o privati e i giovani presenti ai suoi comizi tanto entusiasti nel votarlo forse credevano che per riforme, flessibilità e cambiamenti intendesse altro. La storia dei nostri partiti di governo da sempre è un’altra. È una storia in cui l’idea fissa “Restare nell’Euro” passa oltre e sopra a tutto, siano diritti dei lavoratori, aiuti per le aziende che soffrono o altro.

“Stillson gli pareva uno che avesse spinto un passo più oltre il gioco della tigre-che-ride. Sotto la pelle della belva, un uomo. Ma sotto la pelle dell’uomo, una belva”. (La zona morta Stephen King).

Per altro Renzi lo ha sempre detto parole come: restiamo nell’euro, facciamo i compiti bene ( certo come si vuole noi, mica come e perché ce lo chiede l’Europa) e poi saremo rispettati e otterremo ciò che vogliamo. Rimane il dubbio sul cosa realmente voglia ottenere l’ex sindaco di Firenze che nella sua campagna elettorale è stato spesso affiancato da Davide Serra, fondatore di Algebris un’importante fondo hedge con sede alle Cayman (giusto per informare i lettori).

Renzi ha spesso detto che vuole migliorare la flessibilità nel mondo del lavoro e non c’è dubbio su quanto si siano genuflessi i sindacati e persino i temibili (da film horror, per restare nel genere di Stephen King) esponenti più a sinistra (si fa per dire) del suo partito…

E la voce disincarnata di Greg Stillson: «Passerò attraverso di loro come il granturco in un’oca! Attraverso di loro come merda in un canneto!» (La zona morta Stephen King).

Diversamente dai suoi predecessori, l’attuale non votato Presidente del Consiglio sta mantenendo le sue promesse elettorali con uno splendido trucco: facendole sembrare una cosa bellissima. Certamente l’intero mainstream lo sta da sempre aiutando, ma lui di suo ci mette un faccione pulito e una parlantina estremamente efficace nel mettere davanti a tutti le conseguenze più positive alle sue azioni, anche quando queste non ci sono e sono solo mistificate.

Stillson si era diplomato, quasi ultimo della sua classe in verità, nel giugno del 1951. Nonostante i voti, non era mentalmente carente. Era a caccia della grande occasione. Aveva la lingua sciolta e modi suadenti. (La zona morta Stephen King).

Così noi adesso ci troviamo di fronte al paradosso di sperare che un politico non mantenga ciò che ha promesso, non porti avanti tutte le riforme, perché, se anche delle riforme sono necessarie, non saranno quelle che sperano tutti a essere messe in atto, ma quelle che sempre più persone temono. Riformare il mondo del lavoro abbassando le garanzie (o l’asticella come gentilmente la chiamano anche i falsi oppositori come la Meloni) non aiuta la ripresa, aiuta le speculazioni. Modificare il TFR secondo gli intenti del Governo, renderà ancora più onerosa la gestione delle piccole aziende e più incerto il futuro dei dipendenti. Così allegramente Renzi ci sta conducendo, rigorosamente al di sotto del 3%, verso un futuro di tasse oltre l’inverosimile, di piccole aziende soffocate, di grandi beni e risorse in svendita, di giovani invogliati ad andare a lavorare all’estero (magari in Germania) e di disperate e vane richieste di aiuto che talvolta diventano drammatiche. Sotto la pelle della tigre tutti pensano ci sia un uomo, ma si sbagliano.